giovedì 16 maggio 2013

V.B.G. L'IMPORTANZA DEI TEMPI DI FUSIONE

La Voce 17-05-13

VALMARECCHIA BATTLE GROUP



Le Unioni erano state pensate dal legislatore come fase preparatoria alla fusione tra comuni, anche se, anziché andare in quella direzione sono state sempre intese dagli amministratori come punto d’arrivo e non come fase di passaggio e senza provvedere a veri accorpamenti bensì a duplicazioni.

Una Fusione richiedeva il tempo di almeno due legislature, un periodo di convivenza di 10 anni attraverso un'Unione in cui si realizzavano approfonditi studi di fattibilità, si provvedeva all'accorpamento dei servizi e si mettevano in atto forme di controllo per valutare il rapporto qualità dei servizi e il loro costo.

Oggi invece c’è la pretesa di fare tutto questo in pochissimi mesi, spesso con scarsa conoscenza della materia da parte di chi dovrebbe divulgarla e spiegarla ai cittadini, ma soprattutto manca il progetto che non può essere il mero motivo economico. Un progetto di fusione dovrebbe essere una proiezione nel futuro di quel che sarebbero i territori oggetto di fusione nel contesto di un Comune Unico.

Siamo in grado di spiegare la fusione, le norme che la regolano e le motivazioni sulle quali si sostiene? Siamo in grado di essere convincenti senza essere né arroganti né minacciosi? Se alla base non c'è un progetto sembra piuttosto arduo. Inoltre i tempi sono strettissimi, siamo sicuri che saranno sufficienti? Gli amministratori oltretutto sembrano limitati al concetto di fusione dei territori e non delle comunità che li abitano, lo scoglio psicologico del campanilismo si supera se si comprende che la comunità di cui ci si sente parte non scompare ma diviene parte di una comunità più ampia e sostenibile.

No si può tralasciare la fase dell'ascolto e del confronto coi cittadini fasi che potevano essere colte già quando in discussione c'era la definizione dell'Ato. La celerità verso la fusione di oggi rischia di essere fraintesa e percepita come atto d’imperio o una scelta calata dall’alto con la conseguenza che si arrivi ad un referendum poco “sentito” dalla comunità, basando le fondamenta di una fusione su un esito poco rappresentativo.

Che facciamo se a causa di questa accelerazione l' esito fosse negativo? Per una questione economica, di correttezza e di democrazia difronte ad un no dovremmo fermarci e così avremmo bruciato l’occasione di costituire una valle amministrativamente più sostenibile.

Dieci anni erano certamente troppi ma pochi mesi sono veramente troppo pochi e significa anche assumersi la responsabilità di un fiasco.



Sandro Polidori      Loris Dall'Acqua

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