La Voce 17-08-13
Ringraziamo il dott. Cappella per averci ricordato che ci
troviamo nell’anno di grazia 2013, visto che l’apertura di strutture come l’ Rsa
era prevista circa 30 anni fa e che la stiamo ancora aspettando, è facile
perdere la cognizione del tempo che passa, lo ricordi magari anche ai suoi
colleghi amministratori dell’alta valle che si sono susseguiti in questi anni e
che hanno lasciato scorrere tutto questo tempo senza ottenere risultati
tangibili.
Mettere a confronto il modello sanitario emiliano-romagnolo
con quello marchigiano sembra piuttosto pretestuoso e soprattutto volto a mettere
in risalto un presente migliore rispetto al passato, ma non confondiamo una situazione migliore con una situazione
ottimale, sul 118 è doveroso precisare che non abbiamo mai detto che non
funziona, ma abbiamo chiesto più attenzione e rispetto sanitario del territorio
di prossimità.
Le parole del consigliere regionale Piva che si è
recentemente espresso sulla materia nel pubblico incontro a Talamello non ci
hanno certo rassicurato. Se da un lato si affermava che non avevamo nulla da
temere sul futuro del Sacra Famiglia, dall’altra ribadiva in linea generale, l’insostenibilità
di reparti che come numero di interventi restano sotto una certa soglia e
questo al fine di garantire adeguati standard qualitativi.
Quando si decidono tagli o chiusure di reparti o di plessi ospedalieri,
sono i numeri a parlare e sono quelli che la Regione guarderà. Se il cittadino
dell’alta valle viene frequentemente dirottato all’ Infermi di Rimini quando a
fine anno si prenderanno in esame i conti e si faranno statistiche, ci
ritroveremo di fronte ad un trend in crescita per l’Infermi di Rimini e un inesorabile
calo per il Sacra Famiglia di Novafeltria. Chi analizzerà questi dati magari
verrà a raccontarci che i cittadini non si sentono più rassicurati e garantiti dai
piccoli ospedali e preferiscono rivolgersi alle grandi strutture.
I timori che abbiamo per il futuro dei piccoli ospedali sono
forti, la chiusura o i tentativi di chiusura di alcuni reparti, i servizi che
prima erano giornalieri che diventano fruibili a giorni alternati, il mancato
ammortamento di macchinari che spinge i cittadini a fare disperate collette per
pagare dei macchinari come la Tac vi sembra questo un quadro rassicurante? L’Asl
sta riqualificando i piccoli ospedali, ma questa riqualificazione consta di
interventi prettamente strutturali funzionali ad accrescerne il valore immobiliare.
Quale futuro per la sanità sul territorio secondo Asl e
Regione? Come vedono la nostra realtà tra 30 anni? Un futuro fatto solo di grandi
strutture ospedaliere che coprono il territorio con l’elisoccorso per le
emergenze e per il resto qualche casina della salute? Se questo è lo scenario
che lorsignori hanno in mente lo si dica chiaramente senza mantenere una
posizione ambigua sulla sorte dei piccoli ospedali.
La “A” di Asl sta per azienda, il dott. Gino Strada è uno dei pochi che ha avuto
il coraggio di denunciare pubblicamente quello che è stato il risultato di
certi cambiamenti sulla fascia più debole della popolazione. Come possiamo
definirla ancora pubblica la sanità quando emerge il fatto che 10.000.000 di Italiani
rinunciano a curarsi perché non se lo possono permettere?
Sandro Polidori Loris Dall'Acqua
Valmarecchia Battle Group
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